Giovedì 9 febbraio: Riunione Comitato Stop Opg su organizzazione evento per raccolta fondi e avvio campagna “un volto, un nome”.

7 feb

Ciao a tutte e tutti,

vi informiamo che la prossima riunione delle organizzazioni aderenti del comitato sardo “Stop Opg” è fissata per Giovedì 9 Febbraio alle ore 17:00 presso la sede dell’Asarp in in Via Romagna c/o Cittadella della Salute pad. E.

All’ordine del giorno:

1) l’organizzazione di eventi di festa e raccolta fondi per sostenere le spese legali e organizzative del comitato con arte, musica e momenti di confronto e informazione;

2) L’organizzazione della conferenza che darà l’avvio in Sardegna della campagna nazionale “un volto, un nome” rivolta a chi ha il dovere di organizzare la presa in carico dei cittadini internati negli ospedali psichiatrici giudiziari: la Regione Sardegna, le ASL e quindi i DSM e i Comuni. Abbiamo ipotizzato la data di Venerdì 27 Aprile. Alla conferenza parteciperanno alcuni importanti esponenti nazionali da cui abbiamo gia ricevuto conferma.

3) Una discussione sulla riunione nazionale del Comitato “Stop Opg” tenutasi a Roma il 26 gennaio alla quale abbiamo partecipato e comunicato tutte le organizzazioni che compongono “Stop Opg Sardegna”.

Vista l’importanza dell’ordine del giorno vi chiediamo di garantire la vostra partecipazione.

per il comitato sardo
Gisella Trincas
Roberto Loddo

stopopgsardegna@gmail.com

http://stopopgsardegna.com/

cellulare: 33316164008

Organizzazioni aderenti al Comitato sardo Stop Opg: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione “Articolo 21″, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Associazione “Progrè” Comitato “A Casa mia”, Comitato “Verità e Giustizia per Giuseppe Casu”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione. Unione Culturale Islamica (Senegal) in Sardegna, Il Manifesto Sardo, Associazione “Casa Museo di Antonio Gramsci” – Onlus.

il report della riunione nazionale del Comitato “Stop Opg”.

http://www.stopopg.it/system/files/Report%20stopopg%2026%20genn12.pdf

Emendamento sugli OPG nel Decreto “emergenza carceri”:
iniziativa di stopOPG su Governo, Parlamento, Conferenza delle Regioni.

http://www.stopopg.it/node/244

Comunicato stampa comitato StopOPG su approvazione Senato emendamento OPG

http://www.stopopg.it/node/241

Riflessione pubblicata su “Il Manifesto Sardo”

http://www.manifestosardo.org/?p=12258

“Stop Opg” richiede a giunta regionale sarda apertura tavolo di confronto su superamento Opg e presa in carico cittadini sardi

7 feb

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Ciao a tutte e tutti,

vi informiamo che nella giornata di Mercoledì 1 Febbraio, come Comitato sardo “Stop Opg” abbiamo scritto una lettera al Presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci e all’Assessore regionale alla Salute Simona De Francisci, richiedendo l’apertura di un tavolo di confronto sul superamento degli Opg e sulla presa in carico dei cittadini sardi internati. Abbiamo scritto anche al presidente regionale e il direttore dell’ANCI Sardegna a cui abbiamo chiesto un incontro urgente, per contribuire alla individuazione di percorsi personalizzati e condivisi poichè anche i Comuni della Sardegna hanno compiti e responsabilità nella partecipazione, di concerto con i Dipartimenti di Salute Mentale, alla presa in carico dei cittadini internati. Riportiamo il testo della lettera inviata al Presidente Cappellacci e all’Assessore De Francisci.

Il Comitato sardo “stop Opg”

Alla c.a. Presidente Regione Sardegna
Alla c.a. Assessore alla Salute Regione Sardegna Simona De Francisci

Oggetto: Richiesta apertura tavolo di confronto su superamento Opg e presa in carico cittadini sardi.

Egregio Presidente, Gentile Assessore,

vi informiamo che in data 27 Gennaio è partita la campagna “UN VOLTO UN NOME” promossa dal comitato nazionale “STOP OPG” (www.stopopg.it), per sostenere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e la “presa in carico”, da parte delle Regioni (tramite le Aziende Sanitarie Locali e i Dipartimenti di Salute Mentale), delle persone internate.

Siamo consapevoli della complessità del problema da affrontare, perché mette in gioco l’organizzazione, le culture e le pratiche dei servizi di salute mentale, nonché lo stigma che accompagna le persone internate. Ma le condizioni inaccettabili cui sono costretti oltre 1.500 nostri concittadini reclamano interventi forti, che anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sollecitato, parlando di “estremo orrore dei residui ospedali psichiatrici giudiziari, inconcepibile in qualsiasi paese appena, appena civile”.

L’emendamento approvato in Senato (che impone come data ultima per la chiusura degli Opg il 31 Marzo 2013), la relazione conclusiva sugli OPG della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del SSN, l’Accordo in Conferenza Unificata del 13 ottobre 2011 (Rep. Atti n. 95/CU), impongono l’attuazione delle norme esistenti: in primo luogo il DPCM del 2008 e le sentenze della Corte Costituzionale n. 253 del 2003 e n. 367 del 2004

Per questi motivi Vi chiediamo un l’apertura di un tavolo di confronto, per attuare il processo di dimissionamento degli Opg e gli Impegni da assumere, in attuazione del citato accordo del 13 Ottobre 2011, dichiarando la nostra disponibilità a una piena collaborazione. Inoltre, sottolineiamo che, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, 34 cittadini sardi sono ancora internati negli Opg.

Cagliari 1 Febbraio 2012

per il comitato sardo
Roberto Loddo

contatti:
stopopgsardegna@gmail.com

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cellulare: 3316164008

Organizzazioni aderenti al Comitato sardo Stop Opg: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione “Articolo 21″, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Associazione “Progrè” Comitato “A Casa mia”, Comitato “Verità e Giustizia per Giuseppe Casu”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione. Unione Culturale Islamica (Senegal) in Sardegna, Il Manifesto Sardo, Associazione “Casa Museo di Antonio Gramsci” – Onlus.

*Logo Stop OPG Sardegna
Campagna contro gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari
Foto di Fabio Costantino Macis.

Dagli Opg ai mini Opg?

1 feb

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di Roberto Loddo*

E’ nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda. Il 25 gennaio, proprio alla vigilia della riunione del comitato nazionale “Stop Opg”, il Senato approva il Decreto Carceri, e con l’emendamento presentato da “Ignazio Marino e altri senatori” finalmente viene fissato un termine, marzo 2013, per applicare le leggi sulla chiusura degli attuali Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Comunque lo si giudichi, l’emendamento approvato dal Senato, se diventerà legge, purtroppo non abolirà gli Opg. Li moltiplica. Ma il lavoro condotto dal Senatore Marino non è stato inutile. Alla commissione parlamentare per l’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e ai senatori firmatari dell’emendamento va comunque il merito di aver acceso i riflettori su una vicenda che rischiava di essere sepolta come le persone internate. Grazie anche al monito del Presidente della Repubblica, alle sanzioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e all’attenzione mediatica di importanti trasmissioni televisive d’inchiesta. Nessuno può più dire di non sapere. L’orrore, oggi è sotto gli occhi di tutti. E tutti sanno che gli Opg non sono né ospedali, né luoghi di cura. Sono luoghi di morte, privazione e sofferenza in cui le persone vengono imprigionate sulla base di una obsoleta concezione della malattia mentale.
Un’ottica di riduzione del danno parrebbe ispirare la logica politica dell’emendamento approvato, che forse, trasformerà gli Opg in qualcosa di meno orribile, con strutture meno fatiscenti, ma pur sempre luoghi di segregazione, reclusione e internamento. Il rischio è che ora al posto dei 6 Opg, nascano 20 mini Opg, privati. Magari uno in ogni regione e magari qualcuno anche in Sardegna. Non basta, infatti, cambiare il vestito agli Opg, è necessario agire su due livelli. A livello nazionale, perché il parlamento abolisca alla radice l’istituto giuridico dell’Opg e modifichi le modalità di internamento delle persone (articoli 88 e 89 del codice penale). E a livello territoriale, su quei dipartimenti di salute mentale incapaci di prendersi cura di questi cittadini e responsabili dell’invio delle persone negli Opg. Le risorse finanziarie utilizzate per segregare e torturare queste persone potrebbero essere utilizzate per offrire ad ognuno di loro un percorso di accoglienza, cura, assistenza e inclusione sociale nel proprio territorio. Proprio come rivendicato dalla campagna “Un volto, Un nome” lanciata dal comitato sardo “Stop Opg” che chiede alla Regione Sardegna, alle Asl e i Dipartimenti di Salute Mentale, di mobilitarsi per assistere e curare i nostri cittadini sardi internati. Per evitare che il loro ritorno avvenga attraverso la costruzione di “piccoli manicomi” mascherati da strutture terapeutiche.
Lo Stato deve occuparsi dei cittadini per ciò che fanno o per ciò che sono? Michel Foucault avrebbe dovuto porre questa domanda ai nostri attuali legislatori. In questi anni abbiamo assistito a una vera e propria trasformazione dello Stato di diritto, risvegliandoci in un sistema della giustizia che non giudica più i fatti ma le persone, la loro storia familiare e le loro condizioni di vita. Una giustizia che sacrifica le persone in nome della paura, del pregiudizio e dell’ignoranza. Complice anche un codice penale che è un residuo del regime fascista e che permette una scandalosa connessione tra sofferenza mentale e pericolosità sociale. Gli internati appartengono tutti a una categoria sociale: sono poveri. Sono persone a cui è stato tolto il diritto all’espiazione della pena in nome della prevenzione della loro pericolosità. Il fondamento giuridico di questa famigerata “misura di sicurezza” si basa sulla privazione della libertà a tempo indeterminato, perché non si è in grado di “intendere e di volere”. Una sanzione che assomiglia a una tortura “eterna”, immaginata per prevenire comportamenti che la persona dovrebbe attuare in un determinato futuro. Non mi interessa ciò che hai fatto, mi interessa ciò che potresti fare. Una mostruosità giuridica, perché la pericolosità sociale non ha nessuna valenza scientifica ed è un’ipotesi indimostrabile. E se fosse la nostra società ad essere socialmente pericolosa e priva di senso?

*comitato sardo “Stop Opg”

Lunedì 23 Gennaio: Riunione comitato sardo “Stop Opg”.

21 gen
Ciao a tutte e tutti,
vi informiamo che la prossima riunione delle organizzazioni aderenti del comitato sardo “Stop Opg” è fissata per Lunedì 23 Gennaio alle ore 17:00 presso la sede dell’Asarp in in Via Romagna c/o Cittadella della Salute pad. E. 
All’ordine del giorno l’organizzazione di eventi di festa e raccolta fondi per sostenere le spese legali e organizzative del comitato con arte, musica e momenti di confronto e informazione; L’avvio in Sardegna della campagna nazionale “un volto, un nome” rivolta a chi ha il  dovere di organizzare la presa in carico dei cittadini internati negli ospedali psichiatrici giudiziari: la Regione Sardegna, le ASL e quindi i DSM e i Comuni. Vista l’importanza dell’ordine del giorno vi chiediamo di garantire la vostra partecipazione. 
per il comitato sardo
Roberto Loddo
stopopgsardegna@gmail.com
http://stopopgsardegna.com/
cellulare: 33316164008
Organizzazioni aderenti al Comitato Sardegna STOP OPG: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione “Articolo 21″, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Associazione “Progrè” Comitato “A Casa mia”, Comitato “Verità e Giustizia per Giuseppe Casu”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione. Unione Culturale Islamica (Senegal) in Sardegna, Il Manifesto Sardo.

*nell’immagine, un particolare del quadro di Mike FineArt TheBidda.

Abdou Lahat Diop è un uomo libero

18 gen

Abdou Lahat Diop è un uomo libero. Risultato importante per il comitato sardo “stop Opg”, che continua la campagna per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

Da oggi Abdou Lahat Diop può sentirsi nuovamente un uomo libero. Il giudice del tribunale di Oristano ha pronunciato una sentenza di assoluzione perché al momento del fatto Abdou non risultava in grado di intendere e di volere. Ora Abdou Lahat è un cittadino libero a tutti gli effetti. Nei prossimi giorni tutte le organizzazioni aderenti al comitato metteranno in campo iniziative di raccolta fondi per sostenere le spese legali e organizzative.

L’avvocato Dario Sarigu, legale di Abdou, durante l’udienza ha presentato la richiesta di disponibilità ad accogliere temporaneamente Abdou Lahat Diop presso la struttura residenziale del centro sardo di solidarietà – associazione “l’Aquilone” di Cagliari. Il presidente dell’associazione “L’Aquilone” Don Carlo Follesa, sensibile alle istanze del comitato, in presenza dei rappresentanti del comitato sardo “Stop Opg” Gisella Trincas e Roberto Loddo, ha sottoscritto il documento di disponibilità all’accoglienza temporanea di Abdou per tutto il periodo della libertà vigilata senza prescrizioni. Ringraziamo del sostegno la comunità senegalese, tutte le organizzazioni e i liberi cittadini sensibili al rispetto dei diritti civili che hanno sostenuto le iniziative di mobilitazione. Cosi come ci siamo mobilitati per Abdou Lahat, chiediamo che rimanga altissima la vigilanza e la segnalazione di casi simili perché fino a quando non chiuderanno definitivamente gli Opg, nessun cittadino deve essere più internato.

Invitiamo tutti a continuare con noi questa battaglia di legalità, Il 26 Gennaio saremo a Roma alla riunione del comitato nazionale per avviare la campagna nazionale “Un Volto, Un Nome”, perché sono ancora 35 i cittadini sardi ancora internati negli OPG della penisola. Un orrore che deve essere cancellato definitivamente dal Governo e dal Parlamento. Per questo motivo, come comitato sardo “Stop Opg” chiediamo che la Regione Sardegna, insieme alle Asl e i Dipartimenti di Salute Mentale, si mobilitino per assistere e curare i nostri cittadini sardi internati, nei propri luoghi di residenza. Vogliamo evitare che il loro ritorno avvenga attraverso la costruzione di “piccoli manicomi” mascherati da strutture terapeutiche. Vogliamo che la loro accoglienza sia connessa alla reale attivazione di progetti e percorsi individuali di recupero e reinserimento sociale.

Cordiali Saluti

La segreteria organizzativa del comitato sardo “Stop Opg”

Gisella Trincas

Roberto Loddo

stopopgsardegna@gmail.com

3316164008

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Organizzazioni aderenti al Comitato Sardegna STOP OPG: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione art.21, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Associazione “Progrè” Comitato “A Casa mia”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione. Comunità senegalese in Sardegna.

Appello al Capo dello Stato Giorgio Napolitano per Abdou Lahat Diop

14 gen

Al Capo dello Stato
Giorgio Napolitano
ROMA

Cagliari 13 gennaio 2012

Oggetto: Appello per Abdou Lahat Diop

Gentile Presidente,

ci rivolgiamo a Lei affinchè intervenga sulla vicenda di Abdou Lahat Diop, un ragazzo senegalese di 30 anni che vive in Sardegna. Il giorno 16 dicembre 2011, Abdou, pregava di primo mattino in una strada fuori dal centro abitato, nella zona di Abbasanta/Ghilarza. E’ stato avvicinato da un maresciallo dei carabinieri preoccupato che non avesse bisogno di aiuto; alla risposta negativa di Abdou, che evidentemente voleva continuare a pregare, e alle insistenze del maresciallo, la situazione è degenerata, tanto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Questo fatto si è concluso con l’arresto di Abdou per resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. La perizia psichiatrica richiesta dal tribunale, formulata da un perito che non conosceva l’imputato, si è conclusa con una dichiarazione di incapacità di intendere e di volere e la dichiarata pericolosità sociale (senza peraltro spiegarne le ragioni). Attualmente Abdou si trova ristretto nel Carcere di Oristano in attesa di essere trasferito all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. Il nostro Comitato si è mobilitato in questi giorni su richiesta di alcuni familiari di Abdu, nominando immediatamente un difensore di fiducia e un perito per una urgente contro perizia.

Precisiamo che Abdu non risulta essere mai stato in cura per patologie psichiatriche e non ci risulta che il servizio territoriale di salute mentale abbia assunto una presa in carico, né che sia stato in qualche modo attivato dal 118. Inoltre parrebbe che non gli sia stato garantito in tutte le fasi del fermo, del successivo processo, del trasferimento in carcere e durante la perizia, un interprete e un mediatore culturale. In questa vicenda ci sono ancora dei punti che devono essere chiariti, ma riteniamo che ad Abdou debba essere data la possibilità di difendersi dalle accuse che le vengono mosse e (nella eventualità che sia accertata la presenza di un disturbo mentale) la possibilità di essere curato adeguatamente e di effettuare un percorso di ripresa circondato dalle persone a lui care, nel suo territorio. Lei Signor Presidente ha assunto una posizione ben chiara definendo gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari luoghi di orrore, noi da tempo ci battiamo affinchè questi luoghi di orrore cessino di esistere e condividiamo il lavoro fatto dalla Commissione Parlamentare di inchiesta sugli O.P.G.

Ci rimettiamo alle iniziative che Ella vorrà assumere in difesa dei Principi Costituzionali che riteniamo siano stati violati.

Cordialmente.

Il Portavoce del Comitato Sardo Stop Opg
Roberto Loddo

Organizzazioni aderenti al Comitato Sardegna STOP OPG: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione art.21, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Comitato “A Casa mia”, ABC Associazione Bambini Cerebrolesi, Asociazione “Progrè”, Comitato Verità e Giustizia Giuseppe Casu, USB Unione Sindacale di Base, Asecon ONG, Cooperativa Sociale Sviluppo e Territorio, ASCE Associazione Sarda contro l’Emarginazione.

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Avviso di Conferenza Stampa e Incontro Pubblico “I diritti negati del cittadino senegalese Abdou Lahat Diop”

14 gen

Alla cortese attenzione di
di tutti gli organi di informazione e i loro caporedattori

Avviso di Conferenza Stampa e Incontro Pubblico

Lunedì 16 Gennaio alle ore 11:00 presso la sede dell’Asarp, a Cagliari, in Via Romagna c/o Cittadella della Salute pad. E.

I diritti negati del cittadino senegalese Abdou Lahat Diop.Abdou Lahat Diop, un ragazzo senegalese di 30 anni, con regolare permesso di soggiorno in quanto rifugiato poitico, è stato giudicato non idoneo a sostenere un giusto processo, ma più adatto alle gabbie e all’orrore dell’ospedale psichiatrico giudiziario, perché giudicato incapace di intendere e di volere. Le dinamiche del suo arresto, il processo per direttissima, l’invio in carcere e la successiva perizia psichiatrica, presentano molti lati poco chiari. Le organizzazioni aderenti al comitato sardo “Stop Opg” convocano una Conferenza Stampa-Dibattito Pubblico per spiegare le ragioni della mobilitazione a sostegno della liberazione di Abdou Lahat Diop e le azioni che si intende intraprendere.

Il comitato sardo “Stop Opg”
stopopgsardegna@gmail.com
3316164008

http://stopopgsardegna.com/

E’ dovere di tutti quanti noi bloccare l’internamento di Abdou nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere e garantire a Abdou un giusto processo (in cui potersi difendere) e un giusta con

tro perizia psichiatrica. Rivolgeremo un appello al Capo dello Stato per un intervento immediato, ricordando le sue parole di dura condanna per l’orrore che l’inchiesta della Commissione Parlamentare guidata dal Senatore Marino ha messo drammaticamente in luce e le cui immagini tutto il Paese ha potuto vedere.

Per questi motivi vi invitiamo a partecipare alla conferenza stampa – incontro pubblico che si terrà a Cagliari Lunedì 16 Gennaio alle ore 11:00 presso la sede dell’Asarp, in Via Romagna c/o Cittadella della Salute pad. E.

Organizzazioni aderenti al Comitato Sardegna STOP OPG: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione art.21, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Comitato “A Casa mia”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione.

Baye Lahat libero!

14 gen

Il giorno 16 Dicembre 2011, il nostro amico Abdou Lahat Diop, di origini senegalesi, di 31 anni, in Italia da 5, mentre pregava tranquillamente, nella zona di Abbasanta (Sardegna) è stato improvvisamente accerchiato dalle forze dell’ordine che gli chiedevano se avesse bisogno d’aiuto. Dopo la sua risposta negativa, il nostro amico tenta di difendersi e di difendere soprattutto il suo momento di preghiera e di vicinanza con dio, interrotto senza alcun motivo. La situazione degenera, tanto che Lahat viene immobilizzato con la forza, arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, rifiuto e indicazioni sulla propria identità personale, e portato presso il carcere di Oristano. Il 17 Dicembre viene disposto il rito direttissimo dove viene nominato un perito psichiatrico, il quale effettua una perizia in cui descrive Lahat come pericoloso socialmente e incapace di intendere e di volere. Nell’udienza del 9 Gennaio 2012 (pare senza la presenza di un interprete) il giudice sospende il processo, in quanto Lahat viene giudicato attualmente incapace di affrontarlo e si dispone il trasferimento immediato in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario per una “cura”.

Il comitato sardo Stop OPG, gli amici e i parenti di Abdou Lahat, da tutti conosciuto come Baye Lahat (Padre Lahat) si stanno mobilitando affinchè questo provvedimento venga bloccato. Tale provvedimento ci sembra ingiusto e privo di fondamento in quanto non abbiamo certezza per quanto riguarda la presenza di un interprete durante la perizia e le varie udienze che potesse tradurre dal Wolof all’italiano ragionamenti, spiegazioni, pensieri intimi, racconti di vita privata, racconti d’infanzia, concetti particolari e profondi legati alla religione e alla propria cultura. Inoltre l’indignazione sorge spontanea per l’estrema facilità con cui il nostro amico viene giudicato incapace di intendere e di volere e gli viene indicata come “cura” un internamento in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Gli Opg non sono luoghi di cura. Sono luoghi di morte, privazione e sofferenza in cui le persone vengono imprigionate sulla base di una obsoleta concezione della malattia mentale, in altre parole manicomi!

Pensiamo che Baye Lahat e tutte le persone che si trovino in una presunta situazione di temporanea o cronica fragilità mentale, conservino sempre e comunque, pieni diritti e piena dignità.

Pensiamo che il Dipartimento di Salute Mentale di Oristano debba intervenire per curare le persone nel proprio territorio e evitare che altri cittadini che non hanno commesso nessun reato, come Baye Lahat, possano essere imprigionati e segregati negli Opg.

Siamo convinti che il provvedimento della misura di ricovero nell’ospedale psichiatrico giudiziario sia fuori dalla legalità, in quanto non sono state rispettate le sentenze della corte costituzionale del 2003 e del 2004 che privilegiano l’accoglienza, la cura e l’accesso alle misure alternative, rispetto alla custodia e alla segregazione negli Opg.

Invitiamo alla mobilitazione tutte le cittadine e i cittadini sensibili al rispetto dei diritti umani e civili e a coloro che conoscono Baye Lahat e il suo amore e rispetto per la vita e per gli altri.

MOBILITIAMOCI!

il comitato sardo “Stop Opg”
Organizzazioni aderenti al Comitato Sardegna STOP OPG: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione art.21, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Comitato “A Casa mia”, Il comitato Verità e Giustizia per Giuseppe Casu, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione.

12 Gennaio: riunione del comitato sardo “Stop Opg”

30 dic

Ciao a tutte e tutti,

vi informiamo che la prossima riunione delle organizzazioni aderenti del comitato sardo “Stop Opg” è fissata per Giovedì 12 Gennaio alle ore 17:00 presso la sede dell’Asarp in in Via Romagna c/o Cittadella della Salute pad. E. All’ordine del giorno l’avvio in Sardegna della campagna nazionale “un volto, un nome” rivolta a chi ha il  dovere di organizzare la presa in carico dei cittadini internati negli ospedali psichiatrici giudiziari: le singole Regioni, le ASL e quindi i DSM e i Comuni. Di seguito troverete la locandina fonte e retro della campagna nazionale. Vista l’importanza dell’ordine del giorno vi chiediamo di garantire la vostra partecipazione.

Inseriamo una serie di link utili all’organizzazione della campagna sarda, che deve essere mirata ad evitare che il ritorno delle cittadine e dei cittadini sardi internati negli opg avvenga attraverso la costruzione di “piccoli manicomi” e a far si che la loro accoglienza sia connessa alla reale attivazione di progetti e percorsi individuali.

La risoluzione approvata al Senato:

http://www.news-forumsalutementale.it/la-risoluzione-del-senato-sugli-opg/

Commento di Stop Opg su risoluzione del Senato:

http://www.stopopg.it/system/files/Il%20Senato%20non%20chiude%20gli%20OPG.pdf

Accordo in Conferenza Unificata:

http://www.stopopg.it/node/205

DDL chiusura OPG:

http://www.ignaziomarino.it/Archivio/2/disegno_di_legge_per_il_definitivo_superamento_degli_opg.pdf

Un caro saluto e un augurio di un migliore anno nuovo.

per il comitato sardo

Roberto Loddo

contatti:

stopopgsardegna@gmail.com

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 cellulare: 33316164008

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Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: una ferita alla Costituzione che occorre guarire

8 ott
Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: una ferita alla Costituzione che occorre guarire
di Antonello Murgia 4/10/2011

La visita a sorpresa negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sul SSN ed il relativo reportage trasmesso da “Presa diretta” di Riccardo Iacona (visionabile su You Tube da chi l’avesse perso http://www.youtube.com/watch?v=A535K-IjVjg&feature=related), hanno squarciato il velo sulle crudeli condizioni di vita degli internati in tali strutture e consentito di allargare il dibattito sul tema ad una platea più vasta di quella degli addetti ai lavori e delle associazioni che se ne stanno occupando da tempo. Se è vero che il grado di civiltà di un Paese si valuta dalle condizioni di vita dei meno fortunati, non possiamo che essere fortemente preoccupati dalle condizioni di degrado in cui vengono tenuti nostri concittadini. Nella consapevolezza (come ci ricordava Brecht) che il mancato rispetto dei diritti delle fasce più emarginate della popolazione è un grimaldello che prima o poi verrà utilizzato per scardinare i diritti di fasce sempre più estese. La battaglia per restituire questi cittadini ad una vita più decorosa non è, dunque, solo un atto di giustizia, ma un preciso e forte interesse della nostra società.

Per questo motivo è nato il Coordinamento nazionale Stop-OPG che riunisce molte associazioni che in questi anni si sono occupate di diritti fondamentali, e in particolare del diritto alla salute (mentale, ma non solo). Nella riunione del coordinamento nazionale dell’8 settembre scorso è stato deciso di spostare il baricentro di Stop-OPG a livello regionale e territoriale e concentrarlo sulle persone internate, cosa che le associazioni operanti nella nostra Regione avevano già avviato: è del 6 giugno scorso la conferenza stampa di presentazione di Stop-OPG Sardegna. In tale occasione venne annunciata anche l’organizzazione del convegno che si è svolto a Cagliari il 16 e 17 settembre con il titolo “SENZA CATENE – L’orrore degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari”. Ad esso hanno partecipato numerosi relatori provenienti dai Parlamenti Europeo e Italiano, dalle istituzioni sarde (regionale e amministrazioni locali), dal mondo dell’associazionismo ed un folto pubblico (nonostante il silenzio di parte della stampa) che dà speranza sulla presa dell’argomento presso la cittadinanza. È stata l’occasione per fare il punto sulla situazione nazionale ed in particolare sugli internati sardi e per sottoporre le proposte della società civile ai rappresentanti delle istituzioni. Relazioni e dibattito si sono poi incrociati con l’evento “Manicomi aperti”, rappresentato da una mostra d’arti visive e da alcune performances teatrali (in sala e all’esterno) e volto a denunciare lo stigma e a sollecitare riflessioni su di esso; esperimento che mi sembra ampiamente riuscito (per chi volesse saperne di più su mostra e performances: Artisti da sLegare per Senza Catene

I dati salienti del problema:
in Italia ci sono 6 OPG (Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli, Reggio Emilia) nei quali sono internati 1419 individui (all’ultima rilevazione ufficiale);
la Commissione presieduta dal sen. Marino ha rilevato solo tracce tenui dei termini “ospedale” e “psichiatrico” nelle strutture visitate, che si limitano quasi esclusivamente ad una guardiania facilitata dall’uso della contenzione fisica e soprattutto farmacologica in un contesto fortemente degradato per l’affollamento, le condizioni igieniche e quelle logistiche; il 30-40% degli internati ha commesso reati c.d. “bagatellari”, cioè di entità molto modesta e quindi ben poco indicativi di pericolosità; 376 ospiti (cioè il 25% del totale) non hanno più le caratteristiche di pericolosità sociale, ma avrebbero bisogno di presa in carico da parte del Dipartimento di Salute Mentale e della ASL di appartenenza, in carenza della quale si vedono ripetutamente confermato il provvedimento di internamento; gli internati sardi sono 33 di cui 2 donne.
Dunque, ci sono individui che si vedono attribuite misure restrittive poco giustificate sia dal punto di vista scientifico che in punta di diritto. Altri avevano un giudizio più

 fondato di pericolosità, che però è venuta meno senza contestuale revoca delle misure restrittive. Per tutti questi soggetti si configura una vera e propria sospensione di diritti costituzionali (alla libertà, alla salute). Peraltro, la Corte Costituzionale nel 2003 ha emesso una sentenza (la n. 253) che dichiara l’illegittimità costituzionale della parte dell’articolo 222 del Codice Penale che «non consente al giudice [...] di adottare, in luogo del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, una diversa misura di sicurezza, prevista dalla legge, idonea ad assicurare adeguate cure dell’infermo di mente e a far fronte alla sua pericolosità sociale». Ad analoghe conclusioni è giunta la sentenza n. 367 del 2004. Ma i cittadini con disturbi mentali e che hanno commesso un reato continuano ad essere gestiti come un problema di ordine pubblico e gli OPG continuano ad essere amministrati dal Ministero di Grazia e Giustizia, invece che da quello della Salute. Con il risultato che il disturbo mentale spesso si accentua e la dimissione dall’OPG diventa sempre più complicata. Per gli internati sardi il disagio è ancora maggiore a causa dell’insularità, con i familiari costretti a viaggi lunghi e dispendiosi per raggiungere gli OPG del continente. Nel convegno sono stati presentati anche alcuni video sul tema della sofferenza mentale e della reclusione. Di straordinaria efficacia la frase di un detenuto “Che culo, quando si muore, si muore soli”. La morte, evento drammatico che difficilmente si aspira a vivere da soli, per quel detenuto diventa la speranza di un luogo nel quale finalmente entrare da solo, abbandonando una cella sovraffollata, nella quale nessuno può neppure sognare un proprio spazio esclusivo, nella quale la parola privacy è sconosciuta. Il convegno ha dato anche l’opportunità di ricordare i passi avanti fatti negli anni 2007-2009 in Sardegna nel campo della salute mentale e della sua territorializzazione, con l’apertura di Centri di Salute Mentale (CSM) 24 ore/24, strumenti di una gestione moderna del disturbo mentale, filtri che limitano il ricorso ai Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) e che sarebbero utili anche per il trattamento in ambito regionale dei cittadini sardi internati negli OPG del continente. CSM che invece, sotto l’attuale amministrazione regionale, sono stati riportati ad un’attività ambulatoriale diurna.
E allora il compito che ci troviamo davanti non è facile, ma è abbastanza chiaro: è necessario utilizzare i mezzi di cui disponiamo per diffondere un’informazione corretta che riesca a far presente quali siano le necessità di questi pazienti e di tutta la collettività e a superare le resistenze di chi vuole risolvere il problema con soluzioni di tipo carcerario (sublimazione di un modello autoritario che si vuole applicare a tutta la società) ed anche le resistenze di quegli operatori che, magari partiti da una visione più condivisibile, hanno però finito con lo sposare scelte che sicuramente sono fonte di minore stress per loro (chi, messo a scegliere, non preferirebbe evitare di lavorare la notte ed i festivi?), ma non sembrano la risposta migliore alle esigenze dell’utenza.
Per sostenere questo compito è stata lanciata la campagna nazionale “un volto, un nome” per la quale in Sardegna è stata già effettuata la prima riunione preparatoria: si tratta di sensibilizzare l’amministrazione regionale, i Comuni, le ASL, i DSM sulle necessità degli individui portatori di disturbi mentali ed autori di reato affinché tali istituzioni adempiano ai loro compiti e offrano servizi e prestazioni adeguati. I tempi sono più che maturi: lo stesso Senato i giorni scorsi ha approvato all’unanimità una risoluzione proposta dalla Commissione d’inchiesta sul sistema sanitario che impegna il Governo alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

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