Apertura ospedali psichiatrici giudiziari sardi

25 mag

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All’Assessore Regionale alla Salute della Regione Sardegna

Al Presidente della Regione Sardegna

                                                            e p.c.  Alla Commissione Sanità Consiglio Regionale della Sardegna

Alla Commissione di inchiesta del Senato

Sulla efficienza ed efficacia del S.S.N.

Alla Conferenza delle Regioni

Al Ministro della Salute

Agli Organi di Stampa e Informazione

LORO SEDI

Oggetto: apertura ospedali psichiatrici giudiziari sardi

Il comunicato stampa dell’Assessorato alla Sanità del 2 maggio non fuga le preoccupazioni suscitate dall’articolo comparso su L’Unione Sarda del 27 aprile scorso anzi, nello smentire le aumenta. Infatti, dire che “in Sardegna non aprirà nessun nuovo piccolo manicomio né ospedali psichiatrici giudiziari, ma strutture in grado di accogliere i detenuti con patologie della psiche, con l’obiettivo di tutelare la loro salute in una cornice di sicurezza per il resto della cittadinanza”, rappresenta un evidente ossimoro. Come modello di OPG non si possono avere le famigerate strutture della penisola visitate dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, accontentandosi di realizzarne altre nelle quali siano attuate le “misure di sicurezza” in ottemperanza alle norme del codice penale, garantendo il decoro ma privilegiando di fatto la custodia rispetto alla cura.  La cura deve essere garantita nei luoghi deputati a ciò e ai percorsi riabilitativi, nelle relazioni col mondo esterno, nella integrazione sociale, nella restituzione dei diritti di cittadinanza. Nulla di ciò è possibile in luoghi totalizzanti e segreganti, peraltro  incostituzionali.

Le caratteristiche degli OPG, o luoghi simili, sono due: il trattamento sanitario obbligatorio e la segregazione. E costruire una struttura apposita che agisca “in una cornice di sicurezza per il resto della cittadinanza” significa appunto punire e non curare.

Sia chiaro che per noi non vi è alcun conflitto tra le esigenze di tutela della salute e tutela della sicurezza, di tutti i cittadini e quindi anche degli internati in Opg.  Occorre però saperle coniugare in modo da non ricadere nelle odiose e oramai illegali pratiche di segregazione e attivare trattamenti sanitari che non abbiano più nulla a che fare con metodologie e filosofie fondate sui concetti di “pericolosità sociale per malattia mentale” che non hanno alcun fondamento scientifico e aprono drammaticamente la strada all’internamento e all’isolamento delle persone con disturbo mentale imputate di reato.

Abbiamo ripetutamente fatto presente nell’ultimo anno che oltre il 30% degli internati negli OPG ha commesso reati cosidetti“bagatellari”, cioè di entità molto modesta e quindi ben poco indicativi di pericolosità, e non meno del 25%, pur non avendo più un giudizio di pericolosità sociale, si vede ripetutamente prorogata la misura di sicurezza in regime di internamento. Ciò accade perché spesso i Dipartimenti di Salute Mentale di competenza e le ASL di appartenenza, non predispongono un programma personalizzato di presa in carico indicando le soluzioni alternative.

Va quindi abolito il pregiudizio della pericolosità della sofferenza mentale e va ricordato che in Italia ci sono circa 600 mila persone che soffrono di disturbi mentali gravi e solamente uno su mille commette reati. Percentuale decisamente inferiore ai cosiddetti “sani di mente”. Chi commette reato, seppure sofferente mentale, deve poter essere giudicato come qualsiasi altro cittadino e scontare la sua pena se condannato.  E come qualunque altro cittadino, se le sue condizioni di salute sono incompatibili con il regime carcerario, deve poter beneficiare delle misure alternative.

La questione Ospedali Psichiatrici Giudiziari è inoltre strettamente connessa al funzionamento dell’intero sistema dei servizi di salute mentale di comunità. Occorre dare risposte concrete e tempestive ai bisogni delle persone che vivono la condizione della sofferenza mentale. I Dipartimenti di Salute Mentale e le ASL quindi devono farsi carico e la Regione deve mettere gli stessi nelle condizioni di poter operare e garantire ai cittadini quanto le stesse norme regionali e nazionali prevedono. Occorre rendere operativi i centri di salute mentale  sulle 24 ore e 7 giorni su 7, dotandoli di tutte le risorse umane e finanziarie necessarie a garantire percorsi di cura personalizzati e orientati alla ripresa. Solo servizi capaci di farsi carico possono prevenire situazioni di abbandono e garantire alternative all’internamento in OPG (o strutture similari), nel rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale (n°253 del 18.07.2003 e n° 367 del 29.11.2004) e della Corte di Cassazione (prima sezione penale del 21.10.2004)

Questo rappresenta non solo un approccio più civile per le persone che soffrono di disturbi mentali, ma anche una soluzione economicamente vantaggiosa per la comunità regionale. Per questo chiediamo, ancora una volta, di essere ascoltati e di conoscere i programmi che la Regione  intende avviare in questa materia. Consapevoli, come associazionismo sociale, delle responsabilità che ci siamo assunti nei confronti dei cittadini che soffrono di disturbi mentali, delle loro famiglie e della società sarda, noi intendiamo collaborare, con la massima disponibilità ma anche determinazione, alla costruzione dei processi progettuali necessari aperti anche a soluzioni innovative come indicato dalla Campagna Nazionale “Un Volto un Nome”.

Non si sottovaluti inoltre il problema, tutt’ora aperto, delle pratiche coercitive e quindi illegali  che persistono in quasi tutti i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura della Sardegna, luoghi di cura e non di internamento con non più di 15 posti letto e con personale sanitario presente 24 ore su 24. Come si può, quindi, pensare che una struttura con 20 posti riservati a sofferenti mentali rei e con misura di sicurezza detentiva, magari isolata rispetto al contesto urbano, possa garantire percorsi di cura e riabilitazione psico-sociale? O addirittura che questi luoghi non possano velocemente trasformarsi in “contenitori dei casi più scomodi” rendendo necessaria la sua moltiplicazione?

Per questi motivi ci rivolgiamo, ancora una volta, all’Assessore alla Sanità e al Presidente della Regione Sardegna per rivendicare una nostra diretta partecipazione, unitamente ai Dipartimenti di Salute Mentale, nei processi  di consultazione e di programmazione degli interventi.

per le  Organizzazioni aderenti al Comitato Stop Opg Sardegna

                                                                                          Il Portavoce

Roberto Loddo

Segreteria organizzativa

Gisella Trincas 3381597287

Roberto Loddo 3316164008

Francesca Fadda 3472114917

stopopgsardegna@gmail.com

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Vogliono riaprire i manicomi

18 mag

Vogliono riaprire i manicomi

(li chiameranno Trattamenti Sanitari Necessari…)

di Stefano Cecconi

(Comitato nazionale StopOPG)

Con il Disegno di Legge presentato dall’on. Ciccioli per modificare la legge 180, e approvato in commissione sanità alla Camera, sono previsti trattamenti sanitari (psichiatrici) “necessari” TSN, prolungati e attuati contro la volontà del cittadino in apposite strutture. Se verrà tradotto in legge riapre la buia stagione dei manicomi. La legge 180 ha interrotto secoli di abusi e di costrizioni nei confronti di migliaia di persone, private della libertà e della dignità e obbligate all’internamento, limitando a situazioni acute e straordinarie, e con precise garanzie per la persona, la possibilità di trattamento sanitario obbligatorio. I manicomi sono stati aboliti, proprio in quanto destinati a riprodurre – per la loro natura – disagio, sofferenza e devianza. Sono stati aboliti perché sono una risposta sbagliata in termini di cura. Non a caso l’ Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione Europea, con Libro verde sulla salute mentale, hanno indicato come modello la legge 180. Eppure sappiamo che la riforma Basaglia non è stata applicata pienamente: troppo spesso il diritto alla salute mentale non è garantito su tutto il territorio nazionale. In modo strisciante si sono riaperte strutture che assomigliano ai vecchi ospedali psichiatrici e troppo spesso l’unica risposta sono i farmaci. Questa situazione, se non affrontata, porta all’abbandono di chi soffre e delle loro famiglie. E offre pretesti ai “nostalgici” del manicomio. Per questo insistiamo: bisogna investire nei servizi territoriali , con Centri di Salute Mentale accoglienti, centri diurni, servizi domiciliari e residenziali, per garantire 24 ore su 24 la “presa in carico” delle persone e dei loro familiari, e l’inclusione sociale e lavorativa. E proprio investire nel welfare territoriale favorisce l’alternativa e la chiusura degli stessi Ospedali Psichiatrici Giudiziari, che il Presidente Napolitano ha definito “estremo orrore, inconcepibile in un qualsiasi paese appena appena civile”.

Questo occorre, perché smantellare la 180 e tornare al manicomio, è una comoda e incivile scorciatoia, che non riconosce dignità e diritti a chi soffre di disagio mentale, e che riduce gli spazi di libertà per tutti.

Giovedì 24 Maggio: Riunione Comitato sardo “Stop Opg”

17 mag
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la prossima riunione delle organizzazioni, delle cittadine e dei cittadini aderenti al comitato sardo “Stop Opg” si svolgerà Giovedì 24 Maggio alle 16:30 presso la sede Asarp in Via Romagna (Cittadella della Salute pad. E). All’ordine del giorno la programmazione delle iniziative nel territorio per la campagna “Un Volto, Un Nome”.
un saluto,
per il comitato sardo
Roberto Loddo
segreteria organizzativa
Gisella Trincas 3381597287
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Lettera all’assessore alla salute De Francisci: “No a nuovi manicomi in Sardegna”

2 mag

Apprendiamo dalla Stampa (L’Unione Sarda del 27 aprile u.s. . cronaca dell’Ogliastra), con viva preoccupazione, che la S.V. ha “confermato che gli ospedali psichiatrici giudiziari, OPG, saranno due in Sardegna”. Tale notizia è stata data alla stampa mentre si svolgevano i lavori del Convegno “Un Volto un Nome” da noi organizzato, a Cagliari, nella giornata del 26 aprile u.s. Tale concomitanza di eventi è singolare considerato che, la S.V., invitata a partecipare ai lavori del Convegno, aveva dichiarato la propria indisponibilità per impegni fuori sede. Esprimiamo quindi ferma indignazione per le decisioni da Lei assunte in ordine al problema “superamento degli OPG” che vedrebbe nascere in Sardegna due piccoli manicomi che l’attuale normativa, e il buon senso comune, non consentirebbe. Inoltre esprimiamo forte dissenso alla indisponibilità dimostrata dalla S.V. ad aprire un tavolo di confronto con il nostro Comitato e tutti i soggetti interessati. Tale confronto è necessario per analizzare ogni singola situazione e proporre percorsi individualizzati di reinserimento sociale per chi ha scontato la misura di sicurezza e percorsi riabilitativi per coloro che necessitano di misure più “restrittive” ma sempre nel rispetto del dettato Costituzionale e del DPCM 1° aprile 2008. E’ scandaloso che da una parte ci sia stato il totale silenzio e la negazione al diritto di confronto democratico, e dall’altra l’incapacità e l’inerzia istituzionale di trovare alternative adeguate e rispettose dei diritti umani nei confronti dei nostri concittadini già duramente privati dei loro diritti fondamentali. La invitiamo pertanto a bloccare qualunque decisione già assunta e aprire un immediato tavolo di confronto al fine di programmare i percorsi individualizzati di rientro degli internati dagli OPG, come auspicato dalla Campagna “Un Volto un Nome”, rispettando lo spirito delle norme che vogliono il definitivo superamento di tali istituzioni di esclusione e segregazione.

Cagliari 2 maggio 2012


cordiali saluti

Il Portavoce Stop Opg Sardegna

Roberto Loddo


Segreteria organizzativa

Gisella Trincas 3381597287

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La follia dei nuovi manicomi

1 mag

da “il manifesto sardo”

1 Maggio 2012

Camicia di forza

di Roberto Loddo

Con il convegno “Un volto Un Nome” parte anche in Sardegna la campagna nazionale che rivendica il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e un percorso individualizzato di rientro dei cittadini sardi vicino ai propri affetti,attraverso la restituzione dell’identità, della storia e della cittadinanza. Spesso il mondo del giornalismo e della politica utilizza l’immagine del medioevo per descrivere l’orrore della contenzione e della segregazione negli Opg. In effetti nell’immaginario collettivo il medioevo è considerato come il periodo più buio, di decadenza, violenza e degrado culturale. Eppure nell’età medioevale i matti erano accettati e inclusi all’interno delle comunità. Con il declino del medioevo, i folli cominciano ad essere esclusi. Si inizia a separare coloro che vengono marchiati come “insensati” da tutti gli altri cittadini “sensati e savi” che compongono una nuova società, moderna, che accetta al proprio interno solo chi può produrre e consumare, o come scrive Foucault, “chi produce, obbedisce e comanda”. Ed è da questo momento che si costruisce la criminalizzazione della follia e la repressione del manicomio. Purtroppo la storia è ricca di episodi terrificanti, come quegli uomini e quelle donne rinchiuse nella nave dei folli, ancorata nel Bacino di San Marco nel 1700, o come l’Isola di San Servolo, nel 1901, che nascondeva migliaia di persone legate mani e piedi.

Oggi, in Italia esistono ancora luoghi in cui internare e segregare la follia, dove le persone vengono sistematicamente spogliate dei diritti costituzionali e restano prigioniere di un vecchio sistema giuridico che le dichiara pericolose per la società. Nonostante il grande movimento di rottura e di civiltà culminato con l’entrata in vigore della legge 180, e nonostante venga sancito che la sofferenza mentale è una questione che riguarda tutta la società che interpreta e qualifica chi viene percepito come diverso. E da qui che nasce la nostra urgenza di chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari e migliorare la vita di 1300 persone internate negli ultimi residui manicomiali.
In molti si sono chiesti come mai quando con la legge 180 furono aboliti i manicomi, non fu possibile abolire gli Opg. Ma nonostante la legge non intervenne, ci fu comunque l’avvio di un modo differente di guardare la sofferenza mentale, nel mondo della psichiatria e nel mondo della giustizia. In particolare in quei territori che avevano avviato processi di deistituzionalizzazione, si cominciò ad intervenire con la magistratura perché le persone sofferenti mentali che avevano commesso un reato rimanessero nel proprio territorio a curarsi e non venissero imprigionati negli Opg. Infatti, ci sono regioni che non hanno nemmeno un cittadino internato.

Naturalmente non stiamo parlando della Sardegna. Regione che ha 33 cittadini internati negli Opg della penisola. Dispiace che l’assessore regionale alla salute Simona De Francisci non abbia ritenuto utile prendere parte ai lavori del convegno. E’ singolare che l’assessore abbia convocato una conferenza stampa, lo stesso giorno e durante lo stesso orario nel convegno, in cui ha dichiarato che sono già state individuate due strutture, una a Cagliari e una in Ogliastra in cui “mettere” i nostri cittadini internati. Eppure diverse organizzazioni aderenti al comitato sardo “Stop Opg” hanno chiesto, da mesi, l’apertura di un tavolo di confronto con la regione, a cui partecipino anche i direttori dei dipartimenti di salute mentale. Un tavolo, (sollecitato inutilmente) che analizzi ogni singola situazione e proponga percorsi individualizzati di reinserimento sociale per chi ha scontato la misura di sicurezza e percorsi riabilitativi per coloro che necessitano di misure più restrittive. E invece, fino ad oggi, su questo tavolo c’è il silenzio. Ed è il silenzio lo scandalo più grave che fa da cornice alla sofferenza negli Opg. Il silenzio della regione è accompagnato dal silenzio degli organi di informazione. Non è forse una notizia l’assenza di un indirizzo politico regionale per la presa in carico dei cittadini internati negli Opg? Non è una notizia l’ipotesi di costruzione di mini manicomi in Sardegna?

Stop Opg, si augura che con l’apertura della campagna “Un Volto, Un Nome” si chiarisca definitivamente il significato e il senso della legge sul superamento degli Opg. Si augura che si finisca al più presto di demonizzare questa legge immaginando mostri assassini in libertà. Soprattutto, si augura, che si finisca di santificare ed esaltare la legge approvata. Perché non corrisponde alla realtà affermare che gli Opg sono aboliti. L’applicazione di questa legge, con la chiusura dei vecchi Opg prevede anche l’apertura di nuove strutture speciali.
Strutture di cura e di custodia dove attuare la misura di sicurezza, probabilmente a gestione privata. Di fatto mini Opg mascherati da strutture terapeutiche, un po più decorose e più rispettose della dignità e dei diritti umani, magari con l’aria condizionata e le pareti colorate. Ma non basta cambiare vestito agli Opg. E’ necessario abolire l’istituto giuridico che mantiene in piedi queste strutture. E’ necessario modificare le modalità di internamento delle persone a partire dagli articoli 88 e 89 del codice penale, altrimenti non cambierà niente e verrà ancora perpetrato l’abuso della proroga della misura di sicurezza con il falso concetto di pericolosità sociale (mai dimostrato scientificamente) e l’incapacità totale di intendere e di volere.

Le Aziende sanitarie locali e i Dipartimenti di salute mentale devono essere messi in condizione di organizzare soluzioni alternative all’internamento e alla presa in carico dei cittadini ancora imprigionati. La crudeltà e le torture a cui sono stati sottoposti i nostri cittadini sardi deve cessare definitivamente. Non possiamo accontentarci di una riduzione del danno.

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Giovedì 26 Aprile. Un convegno per restituire diritti e cittadinanza ai sardi internati negli Opg e impedire la costruzione di piccoli manicomi

23 apr

Alla cortese attenzione di tutti gli organi di informazione e dei loro caporedattori

Comunicato stampa

Giovedì 26 Aprile. Un convegno per restituire diritti e cittadinanza ai sardi internati negli Opg e impedire la costruzione di piccoli manicomi

Giovedì 26 Aprile, convegno ”Un Volto, Un Nome”. La campagna “Un Volto Un Nome” partirà con il convegno regionale il 26 Aprile a Cagliari dalle ore 9 nella sala convegni dell’hotel Regina Margherita. Una campagna per accompagnare il concreto superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e restituire identità, storia, cittadinanza ad ogni persona internata con un percorso individualizzato, di rientro nella propria terra e vicino ai propri affetti.

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No alla costruzione dei piccoli manicomi in Sardegna. Come organizzazioni aderenti al comitato sardo “Stop Opg” chiediamo alla Regione Sardegna, alle Asl e ai Dipartimenti di Salute Mentale, l’impegno per assistere e curare i cittadini sardi ancora internati negli Opg della penisola. Faremo di tutto per evitare che il ritorno di queste persone avvenga attraverso la costruzione di piccoli manicomi mascherati da strutture terapeutiche.

 

Sollecitiamo apertura tavolo di confronto con Regione e direttori dei dipartimenti di salute mentale. Abbiamo, più volte, richiesto all’assessore regionale alla salute Simona De Francisci l’apertura di un tavolo di confronto insieme ai direttori dei dipartimenti di salute mentale. Un tavolo che analizzi ogni singola situazione e proponga percorsi individualizzati di reinserimento sociale per chi ha scontato la misura di sicurezza e percorsi terapeutici riabilitativi per coloro che necessitano di misure più restrittive.

 

In allegato, il comunicato e la locandina del convegno del 26 Aprile.

Grazie per l’attenzione, cordiali saluti

 

per il comitato sardo “Stop Opg”

Roberto Loddo

 

 

Segreteria organizzativa

Gisella Trincas 3381597287

Roberto Loddo 3316164008

Francesca Fadda 3472114917

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Giovedì 26 Aprile 2012: Convegno regionale “Un Volto, Un Nome”

11 apr

Un Volto un Nome - StopOPG

Comitato Stop Opg Sardegna
Convegno
“Un Volto un Nome”

La campagna “Un Volto, Un Nome” è stata avviata dal Comitato Stop Opg per accompagnare il concreto superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari garantendo a ciascuna persona internata un percorso individualizzato, di rientro nella propria terra e vicino ai propri affetti. Un percorso che tenga conto della storia personale e dei bisogni reali, senza che si ripropongano luoghi dell’esclusione e della violazione dei diritti e della dignità umana.

Giovedì 26 aprile 2012
Sala convegni Hotel Regina Margherita
PROGRAMMA

Mattina – h. 9.00 – 13.00
Prima sessione
Quali proposte politiche e giuridiche per un reale superamento degli OPG

Apertura dei lavori:
Roberto Loddo, Portavoce Comitato Stop OPG Sardegna
Coordina: Andrea Frailis Giornalista, Videolina

Partecipano:
Angela Quaquero – Vice Presidente Provincia di Cagliari
Susanna Orrù – Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Cagliari
Stefano Cecconi – CGIL Nazionale
Sergio Moccia – Giurista
Giovanna Del Giudice – Portavoce Forum Nazionale Salute Mentale
Gisella Trincas – Presidente UNASAM
Alessandra Sallemi – Giornalista, La Nuova Sardegna
Padre Pippo Insana – Cappellano, OPG Barcellona Pozzo di Gotto
Ottavio Olita – Giornalista, Rai Sardegna

Pausa pranzo

Pomeriggio – h. 14.30 – 19.00
Seconda sessione
Costruzione di alternative all’OPG e al carcere per un intervento operativo nel territorio

Coordina: Marco Ligas – Direttore del Manifesto Sardo
Introduce Lalla Maxia – Cittadinanzattiva

Partecipano:
Augusto Contu – Direttore Dipartimento Salute Mentale di Cagliari
Donato Posadinu – Direttore Dipartimento Salute Mentale di Sassari
Alessandro Montisci – Portavoce Forum Salute Mentale Sardegna
Ettore Cannavera – Comunità La Collina
Antonello Murgia – SOS Sanità Sardegna
Giovanni Runchina – Giornalista, Direttore Radio Sintony
Gianfranca Fois – Associazione Articolo 21
Maria Francesca Chiappe – Giornalista, L’Unione Sarda
Elisabetta Perrier – Segretaria Camera del Lavoro di Cagliari
Giampaolo Pintor – Psichiatra forense

Segreteria organizzaiva:
Gisella Trincas 3381597287
Roberto Loddo 3316164008
Francesca Fadda 3472114917
stopopgsardegna@gmail.com

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Organizzazioni aderenti al Comitato sardo Stop Opg: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione “Articolo 21″, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, Comunità “La Collina”, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Associazione “Progrè” Comitato “A Casa mia”, Comitato “Verità e Giustizia per Giuseppe Casu”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione. Unione Culturale Islamica (Senegal) in Sardegna, Il Manifesto Sardo, Associazione “Casa Museo di Antonio Gramsci” – Onlus.

Sabato 31 Marzo: Cena di autofinanziamento per Stop OPG Sardegna

16 mar
Siete tutti invitati a partecipare all’evento di autofinanziamento per il comitato sardo STOP OPG che si terrà sabato 31 marzo alle ore  20.30 presso la comunità “La Collina”, a Serdiana. La partecipazione alla cena richiede la prenotazione preferibilmente entro il 28 marzo con un contributo di 10 euro. Il menù è ancora in fase di definizione. Per accompagneranno la serata con performance artistiche, chiediamo a musicisti, poeti, pittori e teatranti di fare delle proposte scrivendo ad artmeeting.ass@gmail.com

Contatti:
stopopgsardegna@gmail.com
Roberto Loddo 3316164008
Francesca Fadda 3472114917
Gisella Trincas 3381597287
Organizzazioni aderenti al Comitato sardo Stop Opg: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione “Articolo 21″, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, Comunità “La Collina”, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Associazione “Progrè” Comitato “A Casa mia”, Comitato “Verità e Giustizia per Giuseppe Casu”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione. Unione Culturale Islamica (Senegal) in Sardegna, Il Manifesto Sardo, Associazione “Casa Museo di Antonio Gramsci” – Onlus.

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Risorse vitali: carcere e ospedale psichiatrico giudiziario

29 feb
Risorse vitali: carcere e ospedale psichiatrico giudiziario

Incontro – Confronto

Venerdì 2 marzo 2012 
ore 18.00
A Serdiana (Ca) Comunità “La Collina”
intervengono:

Angela Quaquero
presidente Provincia Cagliari
Guido Melis
parlamentare, Commissione Giustizia
Renato Curcio
presidente “sensibili alle foglie”Ignazio Marino
chirurgo e senatore della XVI legislatura
coordina: Andrea Frailis
giornalista Videolina

Mercoledì 22 (Domani): riunione comitato sardo Stop Opg.

21 feb

Ciao a tutte e tutti,


vi ricordo, come scritto nella mail di convocazione, che la riunione del comitato sardo “Stop Opg”, è convocata (Domani) Mercoledì 22 Febbraio alle 17.00 presso la sede dell’Asarp in in Via Romagna c/o Cittadella della Salute pad. E. All’ordine del giorno la raccolta fondi e l’organizzazione della conferenza regionale “un volto, un nome”.

Un saluto

per il Comitato sardo “Stop Opg”
Gisella Trincas
Roberto Loddo

stopopgsardegna@gmail.com

http://stopopgsardegna.com/

cellulare: 33316164008

Organizzazioni aderenti al Comitato sardo Stop Opg: Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Associazione “5 Novembre”, Forum Sardo Salute Mentale, Cgil Sarda, SOS Sanità Sardegna, Assemblea Territoriale di Cittadinanza Attiva, Tribunale per i diritti del Malato Sede di Cagliari, Associazione Culturale “Art Meeting”, Cooperativa Sociale “I Girasoli”, Cooperativa Sociale “Asarp Uno”, Arci Sardegna, Rivista di cultura poetica “Coloris de Limbas”, SPI CGIL Sardegna, Cooperativa Sociale “Il Giardino di Clara”, Cooperativa Sociale “Giardino Aperto”, Comunità Casamatta, Associazione “Articolo 21″, Conferenza Volontariato Giustizia della Sardegna, AUSER. Rivista “Sociale e Salute”, Associazione “Progrè” Comitato “A Casa mia”, Comitato “Verità e Giustizia per Giuseppe Casu”, USB Unione Sindacale di Base, ABC Associazione Bambini Celebrolesi, Asecon Ong, Sviluppo e Territorio – Società Cooperativa Sociale arl di tibo B, ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione. Unione Culturale Islamica (Senegal) in Sardegna, Il Manifesto Sardo, Associazione “Casa Museo di Antonio Gramsci” – Onlus.

l’intervista al Senatore Ignazio Marino dal titolo “Nessun internato sarà più torturato. Chiudere gli OPG è sacrosanto.” 

L’articolo di Toni Jop “Giustizia: psichiatri in Rete contro la legge che chiude i manicomi” con l’intervista a Franco Rotelli.

Commissione d’inchiesta del Senato sul SSN risponde a StopOPG.

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